Il dibattito va avanti da anni e non sembra ancora del tutto chiuso ma lo Stato italiano è convinto che il piccolo crocifisso presentato nel 2004 al museo Horne di Firenze, esposto a Torino nel periodo delle Olimpiadi, è attribuibile a Michelangelo e ha deciso di acquistarlo. E’ un’ opera giovanile che si vuole eseguita intorno al 1495, di proprietà dell’ antiquario torinese Giancarlo Gallino, da questa mattina custodita a Roma nel salone dell’ ambasciata d’ Italia presso la Santa Sede. Qui, a Palazzo Borromeo, si terrà la conferenza dell’ acquisizione (annunciati il direttore generale Roberto Cecchi, Antonio Paolucci, Cristina Acidini, Arturo Carlo Quintavalle, l’ ambasciatore Zanardi Landi, nonché Vittorio Sgarbi) e al contempo il Crocifisso sarà presentato al Papa. Grande esposizione mediatica dunque per l’ acquisto e per questo Cristo da preghiera individuale che è alto 41,3 per 39,7 centimetri, è scolpito in legno di tiglio. La testa è inclinata, il corpo – vogliono i sostenitori dell’ attribuzione michelangiolesca, a cominciare da Quintavalle – propone una anatomia meditata sul vero, il “vero” dei cadaveri. La scultura fu scoperta da Giancarlo Gentilini e all’ attribuzione si arriva attraverso dettagli difficili come i tendini dei piedi o l’ articolazione del ginocchio, confrontati con il Cristo, a grandezza naturale, sempre in legno di tiglio, che si trova nella chiesa di Santo Spirito a Firenze (1492-93), che fu profondamente analizzato da Umberto Baldini, convinto che l’ artista già allora avesse una raffinata conoscenza dell’ anatomia. In questo modo sosteneva la veridicità delle parole di Ascanio Condivi, biografo di Michelangelo. Egli ricordava che il maestro “ebbe col detto priore (di Santo Spirito) molta intrinseca pratica, sì per ricever da lui molte cortesie, sì per essere accomodato e di stanza e di corpi da poter far notomia, del che maggior piacere far non se gli poteva”. Scrisse il Vasari: “Fece per la chiesa di Santo Spirito della città di Firenze un crocifisso in legno… a compiacenza del priore il quale gli diede comodità di stanze, dove molte volte scorticando corpi morti per studiare le cose di notomia, cominciò a dare perfezione al gran disegno ch’ egli ebbe”. Michelangelo ebbe dunque la possibilità di sezionare corpi, di approfondire i suoi studi dopo gli anni spesi negli orti medicei a copiare l’ antico, fino alla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492. Una volta accoltane l’ attribuzione a Michelangelo si apre per il piccolo Crocifisso in legno di tiglio il problema della sua collocazione cronologica. Appare posteriore a quello di Santo Spirito (1492-93 ca.) per la correzione della postura della testa e anteriore alla Pietà romana, che è databile tra il 1499 e la fine del primo soggiorno romano. Fino ad oggi Gentilini era propenso a collegarne la realizzazione agli anni del governo savonaroliano, verso il 1495. Ma il Cristo da chi fu commissionato e perché? I misteri sono ancora molti anche se non vi sono dubbi sulla bellezza di quest’ opera attribuita a Michelangelo e ora entrata nel patrimonio statale. – PAOLO VAGHEGGI
Da la Repubblica











